Post hoc...
...ergo propter hoc. In latino è più semplice dirlo: se il fatto B è accaduto dopo il fatto A, vuol dire che è stato A a provocarlo. Ciò presuppone che i fatti A e B accadano in un medesimo contesto. Su questo rapporto si è molto discusso, collegandolo anche al rapporto causa-effetto. La forza del principio "post hoc ergo propter hoc" sta nell'impossibilità del suo contrario: è infatti assai improbabile che qualcosa che accade prima sia provocata da qualcosa che accade dopo.
Significa, questo, che il sottosegretario alle Riforme del governo Berlusconi on. Aldo Brancher e il sottosegretario alle Comunicazioni on. Paolo Romani sono politici corrotti in quanto ottennero dalla Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani consistenti favori finanziari subito dopo aver accettato da Fiorani stesso l'imposizione di un candidato di centrodestra perdente alla carica di sindaco di Lodi? (Leggere in questo blog il post "Capodanno, capodanni"). Loro diranno che non sono corrotti e che è per pura coincidenza che i soldi della banca sono arrivati nelle loro tasche subito dopo aver concesso alla Popolare il favore politico che il suo numero uno chiedeva. Ma se dicono questo mentono.
Se infatti la loro scelta di affossare - senza spiegazioni e senza motivo - una candidatura per imporne un'altra non era dovuta a un diktat di Fiorani, allora dovevano stare bene attenti a farsi finanziare da qualsiasi altra banca, popolare o no, evitando ad ogni costo la Popolare di Lodi, per non essere sfiorati dal sospetto del "post hoc ergo propter hoc". Ma temo per loro che nessun'altra banca, proprio nessuna, avrebbe accordato a questi due uomini d'affari improvvisati e disastrati le condizioni da clienti privilegiati che ottennero sei anni fa da Fiorani. Quale banca seria avrebbe infatti messo la firma (e così in fretta!) sotto ai generosi finanziamenti ottenuti dal duo Romani-Brancher, più propenso alla bancarotta l'uno, alle tangenti l'altro, che non alla corretta gestione di un fido?
Certo, i due compari non immaginavano lontanamente che le prove documentali della loro corruzione - ancora più grave in quanto miserabile - sarebbero saltate fuori anni dopo. Né tanto meno che il potente Fiorani sarebbe finito in carcere, e i loro nomi sui giornali. Le cose apparivano facili, in quell'inverno del 2000: facciamo a Fiorani un favore che non ci costa nulla - devono aver pensato i due, a cui non importava certo che il municipio di un capoluogo andasse alla parte avversa - e portiamo a casa un po' di soldi. Alla faccia degli impegni presi in precedenza con il deputato di quel collegio che oggi scrive queste righe.
Il fatto è che quasi tutto può essere perdonato in politica: errori, ritardi, favoritismi, perfino il disinvolto uso dei soldi. Ma non il giocare a perdere, tirare nella propria porta, vendersi per favorire l'avversario. Questo in politica è inaccettabile e imperdonabile.
L'unico castigo appropriato per chi si è fatto pagare per favorire la squadra avversa è l'espulsione dal campionato della politica, per usare una metafora calcistica come quelle che piacciono a Sivio Berlusconi.
Ma Berlusconi é d'accordo con noi! - dissero all'epoca cortigiani e ruffiani del capo. Falso. Poco tempo dopo la sconfitta elettorale del centrodestra nella città di Lodi, Berlusconi disse invece che candidati così non li avrebbe votati neppure lui...
Per una fortunata circostanza quando le agenzie riportarono questa frase del presidente, durante un consiglio nazionale di Forza Italia, i due compari Romani e Brancher erano insieme al bar dell'albergo romano dove il consiglio si svolgeva, così potei sbattergli in faccia il lancio dell'agenzia e dirgli la mia opinione sulla loro spregevole condotta. Ma cosa volete che importasse a quei due che il loro presidente li avesse clamorosamente smentiti? Avevano i soldi in saccoccia e una banca come amica, ormai, per i loro debiti futuri.
C'è qualcosa da imparare da questa squallida storia? No, non c'è niente da imparare. La corruzione esiste da sempre - così si consolano gli italiani più cinici - e di corrotti di mezza tacca come Romani e Brancher ce ne sono dappertutto. Questa categoria però prospera solo quando l'etica di una società sta arrivando ai minimi. Essi rappresentano il termometro del livello di corruzione di un paese, e dell'assuefazione ad essa dei cittadini.
P.S. Non vorrei sembrare ingenuo, scrivendo che i due corrotti di turno dovevano evitare di farsi finanziare dalla Popolare di Lodi, come se non sapessi che quella banca in passato ha chiesto ad altre banche amiche il favore di finanziare Tizio o Caio per non lasciare la sua impronta. Lo so benissimo. Addirittura, anni fa, fu un'altra banca della Bassa padana a regalare una costosa automobile ad un funzionario che era stato compiacente con la Popolare di Lodi, perché la corruzione non fosse troppo evidente. L'aver trascurato anche questa minima precauzione dimostra ad un tempo la certezza di impunità e la cialtroneria di Romani e Brancher e di quelli come loro, a destra e a sinistra dello schieramento politico.