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Anticipazioni e riflessioni inedite di Umberto Giovine sull'Italia e sull'Europa

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venerdì, 21 aprile 2006

Domande a Fanfulla

Commentando una mia nota di qualche tempo fa, "Fanfulla", che dallo pseudonimo scelto si capisce che probabilmente non è di Pinerolo (ma potrebbe anche essere di Barletta, luogo della disfida che illustrò il leggendario Lodigiano) se la prende con il deputato Paolo Romani, sottosegretario uscente alle Comunicazioni e beneficiario della generosità interessata di Gianpiero Fiorani - che sinceramente mi rallegro, per inciso, essere stato pur tardivamente resituito alla sua famiglia e alla sua casa nella grande parrocchia di San Bernardo a Lodi.
"Francamente mi ha sorpreso - scrive Fanfulla - la stupidità di Paolo Romani, ex segretario regionale di Forza Italia e ormai ex sottosegretario. Uno che si fa pagare i favori elettorali facendosi azzerare un debito con un fido (quindi facilmente rintracciabile come tu Umberto hai fatto), mai restituito, e soprattutto appena due giorni dopo aver fatto il favore a Fiorani (nella fattispecie estromettendo il pericoloso Sfondrini, acerrimo nemico del banchiere di Codogno, dalla candidatura a sindaco del centro destra nonostante i sondaggi lo indicassero sicuro vincente) è un perfetto cretino".
Alle granitiche certezze di Fanfulla, reagisco con una serie di domande, solo in parte retoriche.
Siamo poi sicuri che Paolo Romani sia così stupido? Se lo fosse, perché sarebbe andato a incassare la paghetta di Fiorani a Firenze? Che c'entrava Firenze, quando Romani stava a Milano - o a Roma - e Fiorani a Lodi? Forse perché Fiorani si fidava di più della Banca Mercantile, acquisita dalla Popolare di Lodi? O forse perché in Lombardia la concessione di un fido "per chiara fama" a un soggetto inaffidabile non sarebbe passata inosservata? Ma non stava invece anche lui a Lodi il procuratore lLa Mattina che ha insabbiato per ben cinque anni la pratica "Popolare di Crema", madre di tutte le acquisizioni truffaldine? E allora, di nuovo, perché andare a Firenze? Forse perché l'ex vicecomandante della Guardia di Finanza generale Francesco D'Isanto proprio a Firenze - capitale morale della Massoneria italiana - ha sempre esercitato grande potere fin da quando vi era acquartierato? Eppoi, D'Isanto si scrive proprio con la D e l'apostrofo? Come D'Istinto, "Polis D'Istinto", società di investigazioni private del fiorentino Emanuele Cipriani, gran protégé di D'Isanto? Quello stesso D'Isanto che risulta essere la vera talpa che avvisava i "furbetti del quartierino" che i loro telefoni erano controllati? Quello stesso Cipriani, protetto da D'Isanto, che sta al centro dell'inchiesta sulle intercettazioni telefoniche - coincidenza significativa anche questa - dove la stampa controllata dall'ingegner De Benedetti insiste a tirare in ballo Giuliano Tavaroli che di tutta evidenza non c'entra niente? Quel Cipriani che sta vuotando il sacco da fine marzo di fronte ai magistrati della Procura di Milano?
Tornando a Paolo Romani, non è forse vero che Romani è molto amico di Romano ("zio Romi") Comincioli che qualcuno alla Procura di Milano considera (sbagliando, secondo noi) il vero regista dell'operazione Antonveneta? E non è forse "L'Espresso" di questa settimana - ci torneremo sopra, non dubiti Fanfulla - che descrive la ragnatela berlusconiana di cui si sarebbe avvantaggiato Fiorani?
E perché mai Romani sarebbe un "perfetto cretino" quando invece si è preoccupato di far presidiare il territorio lodigiano di Forza Italia da un suo collega e collaboratore, il deputato Di Luca, che entrava e usciva dall'ufficio di Fiorani? Sembra questo a Fanfulla un comportamento da "perfetto cretino"? E chi ha detto infine che il fido generosamente elargito da Fiorani a Romani nel 2000 "azzerasse" il suo cospicuo debito?
Certo, le risposte a tutte queste domande arriveranno prima o poi. Ma ora che Romani appare allontanarsi in dissolvenza, stringiamo sul faccione falsamente bonario di "zio Romi" Comincioli. Ecco un uomo condannato ad apparire sempre come il sottopancia di Berlusconi fin da quando era suo compagno di classe, anche quando agisce in proprio come ha fatto più di una volta in Sardegna. Continuerà il senatore a svolgere lo stesso ruolo a Lodi, ora che il vento soffia a sinistra anche sotto il colle Eghezzone? Con quale mandato? E di chi?
Ecco che ricominciamo con le domande...Ma per oggi basta, caro Fanfulla. Ce n'è già abbastanza da meditare per un po'.


martedì, 14 febbraio 2006


Coincidenze significative

Così chiamava Freud quelle coincidenze che sono qualcosa di più di semplici coincidenze. Così ieri mattina, arrivato nel mio ufficio a Milano, un avvocato molto addentro nel Palazzo di giustizia di Milano mi dice di passaggio che la Procura sta indagando sui soldi dati da Fiorani ai politici, e in particolare sul deputato di Forza Italia Paolo Romani, sottosegretario alle telecomunicazioni. "Leggo anch'io i giornali", rispondo distratto, ma capisco che c'è dell'altro e appena posso me lo faccio raccontare.
All'ora di pranzo vado come al solito a mangiare un paio di sandwich e a leggere i giornali esteri all'Hotel Palace in piazza della Repubblica e appena entrato nella hall vedo per l'appunto il suddetto Paolo Romani impegnato a parlare al telefonino. Niente di strano, beninteso: Romani va spesso a mangiare al ristorante, poco lontano, del suo amico Paolo Berlusconi, forse perché lì non paga il conto. Altra coincidenza: ma non fu proprio con "Berluschino" che Romani si mise d'accordo cinque anni fa per rimuovere dal suo collegio lo scomodo deputato che scrive queste righe e sostituirlo con un peso-mosca, il giovane Emanuele Falsitta, fiscalista dello stesso Paolo Berlusconi, e un peso-massimo, Romano "Asino" Comincioli, compagno di classe del fratello maggiore di Paolo, Silvio Berlusconi e compagno di merende di Flavio Carboni, accusato dell'omicidio Calvi? Sì! Lo stesso "zio Romi" che premuroso è andato a trovare sotto Natale a San Vittore l'amico Gianpiero Fiorani a portargli i saluti di Silvio e magari qualche raccomandazione, insieme alle arance, in deroga all'assoluto divieto fatto ai parlamentari di parlare con i carcerati d'altro che non sia la loro condizione detentiva e la salute...
Che, arrivati al capitolo "soldi dati da Fiorani ai politici", i giornali abbiano tirato fuori il nome di Romani non stupisce e non è una novità. Stupisce forse che il nome di Romani venga sempre messo all'ombra di quello di Aldo Brancher, corrotto e corruttore di lungo corso. Ma Romani merita luce propria, non tanto per l'entità delle somme ricevute - proporzionate al modesto calibro del personaggio - quanto per la vicenda strapaesana che giustificò la prima "dazione" di denaro, e si tirò dietro quelle successive.
Riepiloghiamo: dopo aver fatto il suo dovere verso la Popolare architettando a Lodi la sconfitta di Forza Italia, di cui era coordinatore regionale, presentando per il Comune il candidato perdente voluto da Fiorani (di cui Berlusconi stesso dirà - con colpevole ritardo - "quello lì non l'avrei votato neppure io") Romani passò all'incasso due giorni dopo che il suo scagnozzo lodigiano Marco Votta, consigliere regionale azzurro anch'egli legato mani e piedi alla Popolare di Fiorani, annunciò la candidatura voluta dal capo-bastone. Era il 25 febbraio del 2000 e il fido chiesto da Romani alla filiale di Firenze della banca (proposta di affidamento n.033839) fu di 350 milioni di lire (€180.760). Fido deliberato il giorno stesso (!), contestualmente all'apertura del conto corrente 952921, con scadenza fissata il giorno di ferragosto del 2001.
Garanzie richieste al Romani, notoriamente indebitato fino al collo e a rischio di bancarotta fraudolenta: nessuna.
Se questa fosse una striscia, anziché un blog serio e talvolta perfino tetro, qui ci vorrebbe un "Wow!"
Data l'estrema facilità di questa operazione, Paolo Romai deve averci preso gusto, perché nel 2003 ha chiesto e ottenuto dalla BPL a Milano una fidejussione da €296.419 come garanzia a copertura del versamento per il fallimento della televisione "Lombardia 7", come pattuito con il Tribunale fallimentare, per schivare la bancarotta.
L'anno dopo, la solita filiale di Firenze concede a Romani un'apertura di credito di €223.000. A quel che risulta, l'ex banca di Fiorani ha finanziato Romani con almeno €700.o00. Niente male, no?
Dobbiamo credere che la BPL, che portava in pancia la Banca Rasini del fu commendator Azzaretto di Missilmeli, ben nota a "zio Romi" Comincioli e certo non ignota a Silvio Berlusconi, abbia fatto queste assurde concessioni prive di garanzia a Romani - per non dire di quelle fatte a Brancher e a una pletora di altri politici - senza che da Arcore arrivasse un cenno di approvazione?
Se questo, anziché essere un blog serio, magari qualche volta noioso, fosse un film di Totò risponderemmo: "Ma mi faccia il piacere!".
Accanto a Brancher e Romani, al voltagabbana fazista Luigi Grillo e a Ivo Tarolli, avanza un pattuglione di altri politici finanziati da Fiorani perché sostenessero la "linea Fazio". "Una settantina di milioni di euro sarebbe la cifra finora stimata, uscita dalle casse della banca. Affidamenti concessi a tassi agevolati, ma anche pagamenti in contanti ritirati direttamente alla cassa", lo scrive oggi La bravissima Mara Monti sul "Sole 24 ore". Se poi Romani, che in nessun caso sarebbe stato affidato da nessun'altra banca, sia rientrato nel fido, andrebbe chiesto a lui.
Qualcosa mi dice che su questa storia dovrò tornare, perché intanto a San Vittore Gianpiero parla, parla, parla...