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Anticipazioni e riflessioni inedite di Umberto Giovine sull'Italia e sull'Europa

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lunedì, 30 gennaio 2006

Al Boecc

Credo di non aver ancora scritto qui qualcosa che invece ci tengo a far sapere, dopo essermi occupato in varia guisa della Banca Popolare Italiana, ex-BPL. Ed è che io non ho davvero niente contro il mio vecchio nemico Gianpiero Fiorani, specialmente ora che si trova ristretto nel carcere di San Vittore. Ma come! - diranno quelli che concoscono tutta la storia - Fiorani ha fatto di tutto per eliminarti, contro il parere dei tuoi elettori lodigiani che ti volevano candidato. Ha persino chiesto a Paolo Berlusconi - quello che l'altro giorno hai incontrato in treno ("Neve") di mettere al tuo posto il ragazzo di bottega del suo ufficio fiscale, e come senatore l'asino - quel Romano Comincioli che Gianpiero e i suoi nelle intercettazioni assassine chiamavano "zio Romi" - che Silvio Berlusconi si è vantato davanti a Vladimir Putin di aver portato in Senato, battendo così Caligola che ci aveva portato, in spregio ai senatori, un cavallo...
Certo, quello che ora sappiamo sulle mosse di Fiorani è abbastanza sorprendente: Ma credeva davvero di farla franca con i maldestri imbrogli che combinava? Non lo so. Però prima che venisse fuori tutto io lo consideravo un avventuriero: uno che ha in testa un disegno e vuole realizzarlo a tutti i costi. L'Italia è stata fatta da avventurieri, l'italiano è avventuriero per natura. Io sono un avventuriero. Sir Walter Scott considerava avventurieri gli americani dei tempi di Washington e di Franklin ("those adventurous Americans") che avevano osato ribellarsi al loro "good king George".
Ma, caro Gianpiero, l'avventuriero deve avere fortuna, non può non averla. Un avventuriero senza fortuna è come una prostituta senza clienti, come un giocatore senza dadi, un banchiere senza soldi. Mishima nello "Hagakure" ha scritto che l'uomo d'azione - e tale è senz'altro l'avventuriero - pensa sempre che manchi solo un ultimo, piccolo tratto per chiudere il cerchio della sua vita con il successo. E' quello che è mancato a Fiorani per impadronirsi di Antonveneta con il sostegno di Antonio Fazio (il Tonino del bacio in fronte di quella notte fatale) e chiudere la partita. Immaginando che da lì in poi sarebbe andato in discesa.
Ma non era la stessa cosa che si aspettava anche Bettino Craxi alla vigilia delle elezioni del '92? O quell'altro condottiero toscano di Anghiari, Amintore Fanfani, che sempre applicò la massima "fortuna virtuti comes", la fortuna è compagna del coraggio?
Insomma, siccome un avventuriero sfortunato non può esistere, è in fondo giusto che egli venga punito, perché ha trasgredito due volte: la legge scritta dello stato e la legge non scritta degli avventurieri.
Fa specie, tuttavia, che all'assemblea della sua ex banca, sabato 28 gennaio, ci sia stato un Maramaldo (ho già scritto che Maramaldo, prima di uccidere vilmente il Franceso Ferruccio a Gavinana fu di stanza a Lodi?) che ha attaccato Fiorani, dopo essere stato per anni il suo - scusate - fedele ruffiano.
Questo ritratto dell'avventuriero lo avrei fatto a Fiorani stesso se ci fossimo visti a cena, come egli mi propose tramite un amico, al "Boecc", storico ristorante milanese in piazza Belgioioso. Ma la cena non ci fu, e non sapremo mai cosa Fiorani - allora in "aufhaltsame Aufstieg", come l'Arturo Ui di Brecht, avrebbe risposto alla mia provocazione.
Altri, molti altri, andarono però a cena con lui, anche al "Boecc" perché Milano è la zona franca dei lombardi, e l'"Isola di Caprera" di Lodi è un po' come "L'Uccellone" di un tempo a Firenze, troppo scontato e frequentato. E devo dire che si trattò di cene malandrine. Come quella (quelle) con il procuratore dei Lodi Giuseppe - detto Pippo - La Mattina, per insabbiare l'inchiesta sull'acquisizione della Popolare di Crema, da me denunciata in parlamento, e da Pippo infilata in un cassetto a prendere polvere per cinque anni senza muovere un dito "per non turbare la pace di Lodi" e, aggiungo io, per consentire l'assuzione di uno stretto congiunto alla Banca. Ahi! Pippo Pippo non lo sa che queste cose le sa tutta la città. Ma a Furbacchiopoli non si parlava, perché di congiunti beneficiati da Gianpiero ce n'erano davvero tanti...
Ed eccoci all'assemblea, disertata dalla metà dei soci prenotati per ragioni meteorologiche (leggere "Neve" del 29 gennaio in questo blog). "BPI riparte, fiducia alla lista Gronchi", titolava l'ufficioso "Sole 24 ore". "La nuova Lodi si affida a Giarda e Gronchi", annunciava l'ufficialmente ufficioso "Corriere della sera". Curioso: nessuno si è chiesto se l'ottimo professor Piero Giarda - sottosegretario con Romano Prodi - abbia un programma, e quale esso sia. E Gronchi? Nominato da Fazio, uomo del Monte dei Paschi di Siena - anche se in forza a Vicenza - vicino a Luigi Berlingue: cosa vuol fare Gronchi, a parte raccontarci la solita storiella della "banca radicata nel territorio"? E la Procura di Milano, che ha costretto Fazio alle dimissioni là dove Berlusconi si era ritratto intimorito, la Procura accetta davvero che tutto cambi a Furbacchiopoli perché niente cambi?
Ma no, tranquilli: al palazzo di giustizia di Milano non si sono d'un tratto rincoglioniti. Si tratta solo di far vincere le elezioni alla sinistra prima di andare a fondo sulle plusvalenze incassate (da chi?) nell'operazione Telecom dei "capitani coraggiosi" in fase di realizzo. Si tratta di vedere quale delle tribù senesi del Monte prevarrà, e di attaccare l'asino dove diranno i contradaioli diessini vincenti, che tanto a loro quel Consorte lì non gli era piaciuto punto... Alla prossima puntata, allora.