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Anticipazioni e riflessioni inedite di Umberto Giovine sull'Italia e sull'Europa

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martedì, 24 gennaio 2006

Quanto è distante Lodi da Milano (2)

Mettiamo che abitiate a Milano, e che a forza di sentir parlare di una certa banca di Lodi vi sia venuta la curiosità di vederla, questa Lodi, così vicina a Milano eppure non ci siete mai stata. Dài andiamoci sabato: è a pochi chilometri, non importa prendere l'auto, si va in bici. Un po' come, dall'altra parte di Milano, si va in bici lungo il naviglio grande o il naviglio pavese, no? No.
Da brava milanese, vi siete procurata una mappa dal titolo "Il Lodigiano bicinvoglia". Lodi è al centro della mappa. Da essa si dipartono diversi percorsi, alcuni segnalati da righe continue gialle e rosse (sono i colori di Lodi), altre interrotte qua e la'. In alto a sinistra c'è scritto "Milano", ma la linea tratteggiata ("percorsi ciclabili di prossima realizzazione") comincia a Melegnano. E come si fa ad arrivare in bicicletta da - mettiamo - piazzale Corvetto o piazzale Rosa a Melegnano? Provateci. Scoprirete che uscire da Milano a sud evitando l'autostrada o la trafficatissima via Emilia è praticamente impossibile. Potete arrivare fino a Chiaravalle, visitare la bellissima abbazia che si vede anche dal treno, e lì finisce la gita. A meno che vi avventuriate per strade che non hanno niente della pista ciclabile.
Qua e là sulla mappa "Lodi bicinvoglia" ci sono piccoli tratti di pista, ma come si fa ad arrivarci? Con la bici in spalla?
Insomma, per vicina che sia, Lodi resta lontana. Per quanto pianeggiante, la strada resta impervia, come se i lodigiani in realtà non volessero averli fra i piedi, i milanesi, dopo tutti gli sconquassi che hanno causato nell'ultimo millennio. E meno male che c'era l'imperatore, il Barbarossa, a metterli al loro posto.
C'è chi ha scritto che è difficile sentire un lodigiano ridere a crepapelle: al massimo un risolino sardonico, perché anche quelli che non conoscono la storia se lo sentono dentro che c'è poco da ridere e che da Milano - dove pure un lodigiano su tre va ogni giorno a lavorare - possono arrivare solo guai. Come i senesi che hanno addirittura scolpito le statue dei loro santi con la testa voltata verso Firenze, ché è da Firenze che bisogna guardarsi...
E anche questa volta è arrivata la tegola da Milano, dalla Procura di Milano, sulla testa del "golden boy" lodigiano Gianpiero Fiorani, "che per me è come fosse mio nipote" dice intenerendosi il signor Rovida dal banco del suo delikatessen a un passo dalla cattedrale, che é fra i migliori della Lombardia, forse d'Italia. E molti a Lodi la pensano ancora così e non sanno capacitarsi di come il Fiorani sia finito a San Vittore, e di tutto quel giro di soldi nascosti, di ville al mare, di traffici, che Dio lo perdoni.
E sabato 28 gennaio c'è l'assemblea della gloriosa Banca popolare di Lodi, frettolosamente e orgogliosamente battezzata Banca popolare italiana nella lunga estate calda delle scalate e delle rovinose cadute. L'assemblea dei soci, che negli ultimi sei anni è stata la messa cantata di Fiorani,  sempre al suo fianco il fido e altezzoso presidente Giovanni Benevento, e il fido e perennemente stupefatto vicepresidente Desiderio Zoncada. All'ultima ordinaria, quella della primavera 2005, ci fu chi scrisse del "tifo da stadio" e della "fedeltà bovina" dei soci della Lodi, esausti come mucche munte da cinque successivi aumenti di capitale, eppure entusiasti come un parco di buoi ubriachi . Il parco buoi, quello che designa in borsa gli investitori meno avveduti. Vennero in tremilacinquecento, quella volta, molti portandosi dietro le famiglie dalla lontana Toscana, dalla lontanissima Sicilia, teatri delle razzie fatte da Fiorani negli ultimi sei anni, con i metodi che oggi tutti conosciamo, ma che un pugno di noi già sapeva - e lo denunciò - anche sei anni fa.
E questa volta, verranno ancora in tanti questa volta all'assemblea che più che una messa cantata o un Te Deum si prospetta come una dolorisissima Via Crucis? Eccome se verranno! Già quattromilacento si sono prenotati, e ci si aspetta che raggiungano la cifra record di quattromilacinquecento sabato prossimo al palazzetto dello sport, che di posti ne ha cinquemila. La Banca, matrigna, neanche un servizio di navetta (per ora) ha organizzato, e per le vettovaglie, ognuno per se. Anzi - sembra di capire - se non venite è meglio, che già abbiamo i nostri problemi. Perché dopo tanto mungere i soci, chissà, potrebbero anche essere incazzati.
Sei anni fa si sfogarono contro l'autore di queste righe, deputato di Lodi e accusatore di Fiorani per gli imbrogli che c'erano stati nell'acquisizione della Popolare di Crema. E come annuiva, quel giorno, il nasone del presidente agli insulti dei soci che si scagliavano contro il deputato, il quale cercava solo di difendere loro, poveri buoi, e la loro banca dagli assalti degli speculatori interni ed esterni. E come sgranava gli occhi beato il vicepresidente che ancora - eravamo nel 2000 - non aveva mostrato tutto ciò che sapeva fare nelle vicende incresciose dell'autostrada Milano-Mare...
Magari questa volta i soci se la prenderanno con qualcun altro. O vorranno indietro i loro soldi. O magari, chissà, cercheranno un altro uomo della provvidenza da cui farsi guidare. Perché infinita può essere, a volte, la stupidità collettiva degli agglomerati umani.
Ma forse a qualcuno verrà in mente di andare a vedere la storia di altre acquisizioni fatte dalla Banca popolare italiana - ex Lodi - come quella, strategica, della Banca Rasini che il commendatore Azzaretto di Missilmeri, nella Sicilia profonda, venne a comprarsi nel dopoguerra fin quassù, perché in Sicilia c'era chi aveva bisogno di smaltire a Milano i suoi soldi. Molti soldi.

giovedì, 12 gennaio 2006

Quanto è distante Lodi da Milano?

"Cinque ore di lavoro intenso, senza pausa pranzo, al quarto piano di Palazzo di giustizia di Milano..." Così Mara Monti del "Sole 24 ore" ha descritto la riunione, il 10 gennaio, di tutti i procuratori coinvolti nelle diverse inchieste sulle "scalate bancarie". I magistrati di Milano, i magistrati di Roma, la Guardia di finanza.
E i magistrati di Lodi, dov'erano i magistrati di Lodi? Non è forse Lodi la Furbacchiopoli italiana?
Per la verità, una puntata alla Procura di Milano l'hanno fatta anche i magistrati di Lodi, i quali si sono accodati alla Consob che sull'ipotesi di falso in bilancio alla BPI aveva mandato a quella Procura un esposto due settimane fa.
Due settimane fa! Ma prima di allora non era successo niente che attirasse l'attenzione della Procura locale? Eppure già nel 2000 si era appuntata sull'allora BPL l'attenzione della Consob (e della Vigilanza della Banca d'Italia, ma a via  Nazionale ci pensava Fazio poi a tagliare e a smorzare) dopo lo scandalo dell'acquisizione della Popolare di Crema.
Per non dire dell'autore di queste note, il quale da deputato di Lodi inviava il 28 aprile di quell'anno al ministro del Tesoro una "interrogazione a risposta scritta", nella quale si ricordava che "Consob aveva già fatto un richiamo alla Popolare di Lodi in occasione del recente aumento di capitale per la disinvoltura con la quale venivano annunciati accordi ancora del tutto vaghi, a ridosso della presentazione agli investitori del prospetto informativo, provocando così brusche escursioni del titolo". Se non fosse che gli atti parlamentari di sindacato ispettivo non devono sconfinare nell'aneddotica, avrei potuto aggiungere che i capi della Lodi e della Crema non l'avevano ancora trasmesso, il prospetto informativo finale, che già erano imbandite le tavole con i rinfreschi per festeggiare l'avvenuta acquisizione della banca cugina.
Dopo due pagine e mezzo di premesse che - com'è uso - inquadravano e documentavano la questione, arrivavo alle tre richieste precise fatte al ministro (il quale mai mi rispose, beninteso), che così riassumo: 1. c'è stata un'efficace funzione di controllo sulla banca per mettere al riparo i soci, gli investitori, e i terzi?  2. si sono considerate sanzioni amministrative contro il Consiglio di amministrazione, il Collegio sindacale e il direttore generale, sanzioni previste dall'art.145 del decreto legislativo n.385 del 1993?  3. cosa intende fare il governo affinché la Banca d'Italia "presti maggiore attenzione a quanto accade nelle situazioni periferiche di Gruppi non ancora consolidati, come quello in corso di costituzione da parte della Banca popolare di Lodi, per evitare che certe inefficienze operative si risolvano in un rischio di non trasparenza con ripercussioni sull'intero Gruppo e danni alla credibilità del sistema creditizio italiano".
Certo, non potevo prevedere allora quanto sarebbero stati ingenti, questi danni, al punto che solo con la rimozione di Antonio Fazio si potrà cominciare a ripararli, con un ritardo di cinque anni.
Pensate che il cortesissimo e cerimoniosissimo ("Caro onorevole, come sta? Posso salutarla?") procuratore capo di Lodi di allora, il dottor Giuseppe Lamattina, si sia chiesto se non fosse il caso di andare a vedere cosa succedeva nella banca? Assolutamente no. Di verificare se quanto diceva il deputato locale rispondeva a verità? Ma non sia mai! E anche due anni dopo, quando il deputato Giovine era stato fortunosamente sostituito dal fazista di complemento Emanuele Falsitta (sì, il fiscalista di Paolo Berlusconi, qualifica che parla da se) e la Consob mandò un esposto sull'acquisizione della Popolare di Crema, cosa fece l'ottimo Lamattina? Infilò il dossier in un'intercapedine virtuale come quella più celebre del dossier Moro in via Monte nevoso a Milano, e lì lo lasciò a impolverarsi fino all'archiviazione per decorrenza dei termini avvenuta nella calda estate del 2005. Calda per le torride scalate bancarie di cui tutti ancora parlano, ora che è sceso l'inverno e fa freddo.
Frattanto la figlia del procuratore capo Elena Lamattina era stata assunta dalla BPL, perché di Fiorani tutto si può dire fuori che abbia mai dimenticato un favore ricevuto.
"I più maligni sospettano - nota il perfido corsivista del "Sole 24 ore" - che l'assunzione sia avvenuta proprio nello stesso periodo in cui esplodeva l'affare della Popolare di Crema..."
Il giornalista d'assalto del "Cittadino" di Lodi, Francesco Gastaldi - che sta alle vicende bancarie lodigiane come Fanfulla sta alla Disfida di Barletta - fa notare che tanto tardiva è stata l'apertura - e la contestuale chiusura - del "dossier Crema" da parte dell'ex procuratore Lamattina, quanto impalpabile è stata la liquidazione dello stesso dossier nel pieno delle scorse ferie estive. Che sia vero che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, come dice quella vecchia volpe di Andreotti che si ostina a rifiutarsi a finire in pellicceria?
Qui si fa tardi, e non ho più il tempo di spiegare il titolo di questo post: "Quanto è distante Lodi da Milano". Siccome non intendo liquidare un argomento così importante in poche righe, prometto di tornarci sopra asap (as soon as possible), come si scrive nei blog che si rispettano.