Dimenticare Lodi?
La tardiva uscita dal carcere di San Vittore del protagonista indiscusso della vicenda Popolare di Lodi/Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani,conclude il primo capitolo di una storia venuta alla luce un anno fa, ma in gestazione da molto prima, potremmo dire dal famigerato acquisto della Popolare di Crema.
Quando si potrà chiudere questa storia? Sono in molti a chiederselo. Si potrebbe rispondere con un'altra domanda: Si è mai davvero chiusa la vicenda della Banca Rasini, la banca acquistata tanti anni fa a Milano dal commendator Azzaretto, uomo d'onore? E anche: si è mai davvero chiusa la catena delle infedeltà e delle complicità all'interno della Guardia di Finanza, che spunta fuori anche qui nelle vesti di un suo autorevolissimo rappresentante, il generale Francesco D'Isanto, amico e confidente di Gianfranco Boni, braccio destro di Fiorani?
In attesa di trovare le risposte giuste, cerchiamo di non trascurare gli aspetti più singolari e meno conosciuti della vicenda lodigiana. Già abbiamo visto che l'uso disinvolto dei fidi serviva a compensare servigi inconfessabili resi alla banca, come nel caso dei sottosegretari Romani e Brancher. Ma i fidi "a fondo perso" - una contraddizione in termini - sono stati per anni lo strumento privilegiato delle operazioni della banca.
Ecco cosa ci ha scritto il giornalista lodigiano Francesco Gastaldi, uomo di punta delle inchieste sulla Popolare e "uomo nero" per l'establishment lodigiano...
"Agricoltori, imprenditori, palazzinari. Proprietari alberghieri, politici, traders ed ex calciatori. Tutti con un’unica passione in comune: le speculazioni in Borsa con operazioni a profitto garantito e rischio zero. Perché tutti loro, alla fine, facevano parte del circolo degli amici di Gianpiero Fiorani. Entrare a far parte di quel circolo voleva dire molto: guadagnare tanti soldi utilizzando fondi non propri, ma fidi che venivano concessi - spesso a tassi irrisori e senza garanzie - dalla stessa Popolare, reinvestire gli utili in altre operazioni “consigliate” dall’area Finanza (o da Fiorani stesso) oppure in operazioni immobiliari. Bastava accettare di fare il prestanome, e di avere come socio occulto Gianpiero Fiorani. Il “reclutatore” era Silvano Spinelli, come rivelato anche da alcuni “concertisti” lodigiani finiti nel mirino della Consob e degli uomini della Guardia di Finanza - quelli veri, non quelli fasulli per cui è sotto inchiesta un protetto del generale D'Isanto, l'investigatore privato Emanuele Cipriani - ndr. Ci pensava poi Gianfranco Boni, braccio finanziario delle operazioni illecite, a effettuare le manovre sui conti correnti. A chi invece aveva maggiore dimestichezza con le operazioni di trading (i vari Gianpiero Marini, Gaudenzio Roveda, Roberto Corrada ad esempio hanno una certa esperienza di Borsa) poteva bastare un consiglio, un’indicazione, una data. Dalla scorsa estate fino a mercoledì 5 aprile (con irruzioni nelle filiali di via Cavour e piazza Barzaghi a Lodi, dov'è custodita la maggior parte dei conti correnti dei furbetti) gli uomini delle Fiamme Gialle del nucleo di polizia tributaria di Milano hanno passato al setaccio tutte le manovre oscure dei concertisti lodigiani, degli amici di Emilio Gnutti, dei conti privilegiati come quelli di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, ex numero uno e due di Unipol, che in un solo colpo a Lodi avevano portato a casa plusvalenze per 1,6 milioni di euro a testa.
"Il corposo dossier della Guardia di Finanza, consegnato nelle mani della magistratura milanese la settimana scorsa, mette a nudo i vizi finanziari e immobiliari della Lodi che conta e che apparteneva al circolo vip degli amici di Gianpiero Fiorani. Quelli a cui era concesso tutto, perché un giorno avevano risposto sì a una semplice domanda: “vuoi fare da prestanome a Gianpiero?”. In molti casi, come riportato dal dossier della Guardia di finanza milanese, i “furbetti” erano agricoltori e imprenditori del territorio. A contattarli era Silvano Spinelli, colui che nella Banca Popolare di Lodi teneva i contatti con il mondo agricolo. Spesso in modo tutt'altro che chiaro. In banca si racconta che tutte le pratiche di fido e di proroga dei finanziamenti per gli imprenditori agricoli dovevano per forza passare dalla sua scrivania. Quando un agricoltore era strangolato dai debiti, era a Spinelli che si rivolgeva. Vuoi un fido in più? Non c’è problema. Spinelli dice di sì a tutti. Finché un bel giorno, racconta una fonte vicina all’istituto, «la banca chiude i rubinetti, l’imprenditore va in fallimento e la cascina viene venduta. Naturalmente a uno dei “furbetti”". E guarda caso, sono molte le proprietà immobiliari e agricole di Spinelli nel territorio, tra cui una cascina a San Grato che fino all'intervento della magistratura divideva al 50 per cento con Fiorani. O anche fuori dal Lodigiano, come due maxi ville acquistate in val Seriana, vicino a Clusone. Nell’ordinanza del 12 dicembre 2005 di Clementina Forleo viene definito come «promotore e organizzatore dell’associazione criminosa».
"Imprenditori e agricoltori erano comunque gli obiettivi preferiti dalla banda dei furbetti per le operazioni illecite. Luigi Pacchiarini, Marcello Dordoni, Pierluigi Tamagni, Massimo Conca, ad esempio, sono finiti tutti nel mirino della Finanza. Giuseppe Besozzi, amico di lunga data di Gianpiero Fiorani e noto imprenditore agricolo di Vizzolo Predabissi, è stato il primo degli agricoltori a essere indagato. Perquisito più volte, era stato denunciato nell’ordinanza del gip Clementina Forleo per «aver messo a disposizione i suoi conti presso Bipielle Suisse e altre banche estere nonché in Bipielle (...) generando utili e plusvalenze per l’associazione». Amicissimo di Desiderio Zoncada, plenipotenziario della Star trasporti e soprattutto ex vice presidente della banca lodigiana e di Bipielle Suisse, crocevia di gran parte delle operazioni illecite della Lodi. E pure lui pluriperquisito dalla Finanza.
"Sulla vicenda Antonveneta il caso Besozzi fotografa in modo esemplare il cosiddetto “sistema Fiorani”. L’imprenditore agricolo chiede alla banca un fido di 25 milioni di euro il 30 marzo del 2005. Il fido viene motivato con l’acquisto di un fondo agricolo di prestigio, per circa 6 mila metri quadrati di superficie. Acquisto di cui non esiste traccia. Il fido gli viene concesso nell’arco di cinque giorni, a un tasso pari a circa il 6 per cento. L’11 aprile dal conto di Besozzi parte un ordine di acquisto di azioni di 24,9 milioni di euro. Azioni che vengono poi vendute 17 giorni dopo (il 27 aprile), per 26,5 milioni di euro, generando una plusvalenza di oltre 1 milione e 600 mila euro. Si tratta del periodo su cui maggiormente si concentrano le operazioni sui titoli dell'istituto padovano. Non ci sono altre manovre sospette fino a fine settembre, quando viene effettuata una disposizione di pagamento di 1,2 milioni di euro. Un bonifico su un altro conto corrente. Forse una commissione pagata a Boni e Fiorani, i quali di norma esigevano dal 40 al 70 per cento dei guadagni. Il caso di Luigi Pacchiarini, proprietario di allevamenti di maiali a Borgo, non è diverso. Dopo una serie di fidi di importi contenuti in poche centinaia di migliaia di euro, motivati dall’attività imprenditoriale e accompagnati da note molto dettagliate (ampliamenti delle porcilaie, ammodernamenti tecnologici), il 17 febbraio 2005 ne giunge una da 21 milioni di euro, con una motivazione più vaga (operazioni immobiliari e mobiliari) ma approvata dalla banca nel giro di appena 24 ore. Rispetto ai precedenti fidi, ottenuti per finanziare le attività imprenditoriali, il tasso è di ben due punti percentuali inferiore, nonostante la richiesta di credito sia vaga e riguardi una cifra molto più ampia e difficile da risarcire. Il 3 marzo, due settimane dopo aver ottenuto il fido, parte un ordine di acquisto di azioni Antonveneta per 20,3 milioni di euro. Le azioni vengono cedute alla banca lodigiana il 27 aprile (stessa data di Besozzi) per 25,3 milioni di euro. Cinque milioni di euro di plusvalenze. A giugno in un giorno solo Pacchiarini effettua acquisti di titoli per 3,5 milioni di euro, il corrispettivo di due terzi dei soldi guadagnati con Antonveneta. Poi nient’altro per mesi. Che sia un modo camuffato di pagare la commissione? È solo un’ipotesi. Il caso Conca è invece diverso dai due precedenti. L’affidamento da 27,5 milioni di euro viene chiesto direttamente da Lodi e caricato, nel dicembre 2004, su un conto di nuova apertura. Le motivazioni sono le solite - operazioni immobiliari e mobiliari -, ma il tasso questa volta sfiora il 10 per cento. Tra il 12 e il 13 gennaio partono operazioni di vendita di titoli per circa un milione di euro, frazionate in un centinaio di operazioni. In questi due giorni vengono anche effettuati due grossi acquisti di azioni Antonveneta, per 13 e 12 milioni di euro. Si tratta sempre del periodo in cui la banca stava scalando in modo occulto il capitale dell’istituto padovano, rastrellando azioni grazie ai prestanome del “giro Fiorani”. Dopo questo blocco di operazioni, partono nel giro di una settimana 10 disposizioni di pagamento e prelievi, per un totale di circa 265 mila euro. La solita commissione? Il conto era gestito direttamente dall’area Finanza di Gianfranco Boni? Il 26 gennaio vengono effettuati acquisti di titoli per un altro milione di euro. E nei tre giorni successivi vengono effettuate disposizioni di pagamento per 70 mila euro.
"Il “botto” arriva il 12 aprile quando un enorme blocco di azioni (Antonveneta) viene ceduto alla banca lodigiana per 33 milioni di euro e immediatamente dopo parte un maxi bonifico (per chi?) da 27 milioni. Forse il rientro dal maxi fido? Nemmeno un mese dopo il conto riceve un bonifico di 600 mila euro. Molto più che sospetto. Il gioco continua anche dopo, su altri titoli azionari, con acquisti frazionati in decine di piccole operazioni, la cessione in blocco unico per 2,1 milioni di euro; poi i soldi (2 milioni) vengono girati a un altro conto. Un caso che ricorda un po’ quello dell’imprenditore alberghiero Marco Sechi, sul cui conto figuravano gruppi di operazioni azionarie che arrivavano fino ai 10 milioni di euro, e dopo ogni plusvalenza veniva “girato” un assegno circolare per diverse centinaia di migliaia di euro. In questo caso, però, il conto viene prosciugato fino all’osso. Ora c’è uno sconfinamento di 23 milioni di euro! Di Gianpiero Marini, ex campione del Mondo nell’’82 in Spagna, si racconta di 50 milioni di euro di fidi ottenuti dalla banca per effettuare operazioni azionarie pilotate. Lui ha negato tutto, anche al nostro giornale. Sul rapporto della Finanza c’è finito lo stesso. L’hobby del trading ce l’aveva anche un altro personaggio lodigiano conosciuto, l’ex direttore delle farmacie comunali Gianfranco Sagrada. Una miriade di operazioni di piccolo cabotaggio. Pure lui indagato dalle Fiamme Gialle. Ma chi gestiva questi conti? Uno dei “concertisti”, che ha voluto rimanere anonimo, rivela: «Fu Spinelli, che conoscevo da anni come persona perbene, a chiedermi se volevo fare da “prestanome”. Mi chiese un favore. Il conto venne aperto alla filiale di via Cavour, ma non feci nessuna di quelle operazioni. E non ho mai intascato un soldo».
Deve essere il solo, o quasi. Ma alla Procura di Milano qualcuno ha intanto notato che un paio di nomi dell'"inchiesta Antonveneta" coincidono con quelli dell'"inchiesta Intercettazioni" e ha esclamato in milanese: "Tel chì!" (continua)
Quanto è distante Lodi da Milano (2)
Mettiamo che abitiate a Milano, e che a forza di sentir parlare di una certa banca di Lodi vi sia venuta la curiosità di vederla, questa Lodi, così vicina a Milano eppure non ci siete mai stata. Dài andiamoci sabato: è a pochi chilometri, non importa prendere l'auto, si va in bici. Un po' come, dall'altra parte di Milano, si va in bici lungo il naviglio grande o il naviglio pavese, no? No.
Da brava milanese, vi siete procurata una mappa dal titolo "Il Lodigiano bicinvoglia". Lodi è al centro della mappa. Da essa si dipartono diversi percorsi, alcuni segnalati da righe continue gialle e rosse (sono i colori di Lodi), altre interrotte qua e la'. In alto a sinistra c'è scritto "Milano", ma la linea tratteggiata ("percorsi ciclabili di prossima realizzazione") comincia a Melegnano. E come si fa ad arrivare in bicicletta da - mettiamo - piazzale Corvetto o piazzale Rosa a Melegnano? Provateci. Scoprirete che uscire da Milano a sud evitando l'autostrada o la trafficatissima via Emilia è praticamente impossibile. Potete arrivare fino a Chiaravalle, visitare la bellissima abbazia che si vede anche dal treno, e lì finisce la gita. A meno che vi avventuriate per strade che non hanno niente della pista ciclabile.
Qua e là sulla mappa "Lodi bicinvoglia" ci sono piccoli tratti di pista, ma come si fa ad arrivarci? Con la bici in spalla?
Insomma, per vicina che sia, Lodi resta lontana. Per quanto pianeggiante, la strada resta impervia, come se i lodigiani in realtà non volessero averli fra i piedi, i milanesi, dopo tutti gli sconquassi che hanno causato nell'ultimo millennio. E meno male che c'era l'imperatore, il Barbarossa, a metterli al loro posto.
C'è chi ha scritto che è difficile sentire un lodigiano ridere a crepapelle: al massimo un risolino sardonico, perché anche quelli che non conoscono la storia se lo sentono dentro che c'è poco da ridere e che da Milano - dove pure un lodigiano su tre va ogni giorno a lavorare - possono arrivare solo guai. Come i senesi che hanno addirittura scolpito le statue dei loro santi con la testa voltata verso Firenze, ché è da Firenze che bisogna guardarsi...
E anche questa volta è arrivata la tegola da Milano, dalla Procura di Milano, sulla testa del "golden boy" lodigiano Gianpiero Fiorani, "che per me è come fosse mio nipote" dice intenerendosi il signor Rovida dal banco del suo delikatessen a un passo dalla cattedrale, che é fra i migliori della Lombardia, forse d'Italia. E molti a Lodi la pensano ancora così e non sanno capacitarsi di come il Fiorani sia finito a San Vittore, e di tutto quel giro di soldi nascosti, di ville al mare, di traffici, che Dio lo perdoni.
E sabato 28 gennaio c'è l'assemblea della gloriosa Banca popolare di Lodi, frettolosamente e orgogliosamente battezzata Banca popolare italiana nella lunga estate calda delle scalate e delle rovinose cadute. L'assemblea dei soci, che negli ultimi sei anni è stata la messa cantata di Fiorani, sempre al suo fianco il fido e altezzoso presidente Giovanni Benevento, e il fido e perennemente stupefatto vicepresidente Desiderio Zoncada. All'ultima ordinaria, quella della primavera 2005, ci fu chi scrisse del "tifo da stadio" e della "fedeltà bovina" dei soci della Lodi, esausti come mucche munte da cinque successivi aumenti di capitale, eppure entusiasti come un parco di buoi ubriachi . Il parco buoi, quello che designa in borsa gli investitori meno avveduti. Vennero in tremilacinquecento, quella volta, molti portandosi dietro le famiglie dalla lontana Toscana, dalla lontanissima Sicilia, teatri delle razzie fatte da Fiorani negli ultimi sei anni, con i metodi che oggi tutti conosciamo, ma che un pugno di noi già sapeva - e lo denunciò - anche sei anni fa.
E questa volta, verranno ancora in tanti questa volta all'assemblea che più che una messa cantata o un Te Deum si prospetta come una dolorisissima Via Crucis? Eccome se verranno! Già quattromilacento si sono prenotati, e ci si aspetta che raggiungano la cifra record di quattromilacinquecento sabato prossimo al palazzetto dello sport, che di posti ne ha cinquemila. La Banca, matrigna, neanche un servizio di navetta (per ora) ha organizzato, e per le vettovaglie, ognuno per se. Anzi - sembra di capire - se non venite è meglio, che già abbiamo i nostri problemi. Perché dopo tanto mungere i soci, chissà, potrebbero anche essere incazzati.
Sei anni fa si sfogarono contro l'autore di queste righe, deputato di Lodi e accusatore di Fiorani per gli imbrogli che c'erano stati nell'acquisizione della Popolare di Crema. E come annuiva, quel giorno, il nasone del presidente agli insulti dei soci che si scagliavano contro il deputato, il quale cercava solo di difendere loro, poveri buoi, e la loro banca dagli assalti degli speculatori interni ed esterni. E come sgranava gli occhi beato il vicepresidente che ancora - eravamo nel 2000 - non aveva mostrato tutto ciò che sapeva fare nelle vicende incresciose dell'autostrada Milano-Mare...
Magari questa volta i soci se la prenderanno con qualcun altro. O vorranno indietro i loro soldi. O magari, chissà, cercheranno un altro uomo della provvidenza da cui farsi guidare. Perché infinita può essere, a volte, la stupidità collettiva degli agglomerati umani.
Ma forse a qualcuno verrà in mente di andare a vedere la storia di altre acquisizioni fatte dalla Banca popolare italiana - ex Lodi - come quella, strategica, della Banca Rasini che il commendatore Azzaretto di Missilmeri, nella Sicilia profonda, venne a comprarsi nel dopoguerra fin quassù, perché in Sicilia c'era chi aveva bisogno di smaltire a Milano i suoi soldi. Molti soldi.