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Anticipazioni e riflessioni inedite di Umberto Giovine sull'Italia e sull'Europa

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mercoledì, 01 febbraio 2006

Brokeback Mountain

"Brokeback Mountain", del regista taiwanese Ang Lee, è grande favorito per gli Oscar 2006. Se ne parla, e sempre in termini elogiativi, da quando vinse a Venezia, e Ang Lee è davvero un grande regista dei nostri tempi, fin da "Crouching tiger, hidden dragon". A che scopo parlarne ancora?
Per quelli come me, già il fatto di non lisciare il gatto per il verso del pelo - o se preferite un altro animale, di non attaccare il ciuco dove vuole il padrone - è ragione valida per parlarne, e vi spiego come mai.
Con tutta la mia ammirazione per Ang Lee, quando ho letto che nel film si trattava (anche) di atti omosessuali espliciti fra uomini mi sono incuriosito: Voglio vedere se e come Ang Lee riesce a farmi accettare una cosa del genere, mi sono detto, e ho comprato il biglietto del cinema, approfittando della grande nevicata dei giorni della merla.
Infatti, non l'ho accettata e continuerò a non accettarla. Considero anzi questo bel film un'occasione mancata proprio per aver voluto mostrare quello che era meglio non mostrare, ammiccando così alla potentissima - anche a Hollywood - lobby degli omosessuali. Spiegare il perché di questo giudizio doppiamente controcorrente - non anti-omo, ma decisamente anti-sodomia - sarà un po' difficile. Ma se non pensassi che vale la pena parlarne non starei qui a perder tempo.
Gli uomini sanno, e alcune donne hanno capito, che esiste una virilità maschile (il latino "vir" non si riferisce solo agli uomini) che esiste sottotraccia lungo tutta la nostra vita, e si manifesta talvolta in modo improvviso e impetuoso. Questa virilità, questa solidarietà virile fa parte del mito eroico che malgrado tutto ci portiamo ancora dentro, in questa deprimente era in cui siamo destinati a vivere. Viene fuori da chissà dove, poi scompare. Ma intanto vi ha fatto capire che c'è ben altro dentro di noi oltre ai rapporti e alle convenzioni sociali alle quali ci assoggettiamo.
Senza scomodare Freud al quale quasi tutto può essere ormai attribuito, e nemmeno Jung che è andato molto vicino a capire l'essenza della virilità, essa non si manifesta in modo sessuale, o omosessuale. Vorrei dire che la virilità si manifesta a condizione di non essere banalizzata negli atti omosessuali e negli approcci omosessuali che abbondano in "Brokeback Mountain". Gli omosessuali, i quali invece apprezzano solo il sesso esplicito a modo loro, diranno che la virilità è omosessualità repressa, ma questa è una sciocchezza che piace solo a chi, come loro, vuole imporre le proprie inclinazioni agli altri anziché tenerle per se. Uno della mia generazione ha cominciato a intuire la virilità leggendo "I ragazzi di via Pal" di Ferenc Molnar, poi "La Voie Royale" di André Malraux, "Huckelberry Finn" di Mark Twain, "Kim" di Ruyard Kipling, "Oblomov" di Ivan Gonciarov, "La montagna incantata" di Thomas Mann. Può darsi che qualcuno di questi autori fosse segretamente omosessuale, ma certo l'omosessualità non traspare dalla loro opera.
Il rapporto virile che fa parte della vita di tutti noi esiste a condizione di non trasformarsi in rapporto omosessuale. A nessuno viene in mente di paragonare la "donna gentile" di Dante e degli stilnovisti alle orge descritte con sconci particolari da Pietro l'Aretino. Nesuno dovrebbe parimenti confondere il senso della virilità con la pratica della sodomia.
Capisco che in "Brokeback Mountain" si sia voluta mostrare una passione inestinguibile fra i due protagonisti, ma pensiamo a quanto più universale sarebbe stato il messaggio del film se fra i due cowboys protagonisti fosse scoccata la scintilla di una superiore solidarietà virile, e non la libido omosessuale per la quale ogni eterosessuale prova solo repulsione.
Ma, si dirà, non altrettanta repulsione provano le donne verso gli atti omosessuali maschili, né gli uomini verso i rapporti fra lesbiche. E' proprio questo il punto che sto cercando di provare: gli uomini eterosessuali inconsciamente non tollerano la profanazione della virilità - intesa nel senso che ho qui descritto - con l'omosessualità. Credo che ciò valga, all'inverso, anche per le donne.
Sarebbe stato possibile costruire un film come "Brokeback Mountain" senza la sodomia? Credo di sì, anche se sarebbe stato più difficile. Il West del resto è il luogo deputato alla solidarietà virile anche senza l'omosessualità, basta pensare al John Wayne di "Sentieri selvaggi". Ma dobbiamo davvero tornare alla repressione sessuale degli anni '50 per apprezzare questi archetipi virili? Non siamo ormai abbastanza cresciuti da capirli e valorizzarli senza che ci siano imposti dalla cultura dominante?
La supina accettazione (per malintesa "political correctness") del modus vivendi omosessuale porterà a questo increscioso risultato: toglierà ogni poesia alla virilità, e quest'ultimo mito eroico sarà ucciso dalla volgarità della sodomia.