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Anticipazioni e riflessioni inedite di Umberto Giovine sull'Italia e sull'Europa

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mercoledì, 25 gennaio 2006

Una buona notizia, e una cattiva

Il buon senso ha prevalso, e la legge sull'affido condiviso dei figli di genitori separati e divorziati (ne avevo scritto su questo blog: "Padri a perdere") è arrivata in porto. I tribunali non potranno più affidare i figli minori a un solo genitore - si trattava nell'85 per cento dei casi della madre -  ma si dovrà trovare una soluzione, appunto, condivisa alle preminenti esigenze dei bambini e delle bambine.
Sarà dura all'inizio, perché i genitori che si separano riversano accuse e rancori l'uno addosso all'altro, e farli ragionare sui figli non sarà facile, ma alla fine dovrà prevalere una nuova cultura della mediazione e della conciliazione, a tutto vantaggio dei bambini.
Dovrebbe finire così anche la concezione "proprietaria" dei figli  - nella quale hanno fin qui eccelso le madri - i quali figli hanno il diritto di non essere oppressi dai genitori. La legge crea per loro una zona franca: mantenerla sgombra richiede una certa collaborazione dei genitori che dovranno mitigare i loro sentimenti di odio pverso l'ex partner, ma anche quelli di eccessivo attaccamento ai figli. Non sarà una passeggiata, ma è già un gran passo avanti. Sono contento che la XIV legislatura abbia salvato in extremis questa legge così importante.

Avviato a soluzione un problema della famiglia se ne presenta subito, minaccioso, un altro: quello della pretesa delle coppie omosessuali (mi rifiuto di chiamarle "coppie di fatto" per non confonderle con quelle vere, le coppie non sposate che in Italia hanno praticamente gli stessi diritti di quelle sposate) di adottare e allevare figli. A medio e lungo termine non c'è minaccia maggiore alle nostre società di questa pretesa degli omosessuali. D'altra parte c'era da aspettarselo, che tutta la pantomima della potentissima lobby omosessuale sui "matrimoni gay" travestiti da PACS conducesse a questo:  a imporre a bambini non ancora nati - attraverso la riproduzione artificiale - o ancora piccoli - attraverso l'adozione - il modello omosessuale. Non volendo o non potendo riprodursi naturalmente, gli omosessuali intendono forzare un passaggio nella società familiare attraverso le leggi, accampando diritti che diritti non sono, e puntando alla creazione di una società parallela e distinta che fa a pugni con la concezione moderna del diritto e con la cultura prevalente in tutti i paesi con l'eccezione dell'area urbana di San Francisco...
Gli omosessuali vogliono dimostrare di poter essere buoni padri e buone madri? Ciò è irrilevante. Anche un' adolescente o un vegliardo possono, se necessario, rivelarsi buoni genitori: ciò non vuol dire che debba essere loro consentito per legge l'affidamento dei minori. Ma le carnevalate dell'"orgoglio gay" in piazza, le pagliacciate dei finti matrimoni in chiesa o in municipio hanno uno scopo preciso: affermare diritti che diritti non sono. Gli omosessuali hanno il diritto - come altri gruppi sociali - di essere tollerati come minoranza e di veder difesi i loro diritti civili come tutti gli altri. Punto.
"Tollerare" non è un bel verbo ("Per la tolleranza, le case bastano e avanzano" diceva, figurarsi, Charles Péguy) eppure dopo le ubriacature egualitariste e multiculturaliste del secolo appena trascorso il politologo Larry Siedentop ("Democracy in Europe") con argomenti ripresi in Italia da Giovanni Sartori trova che solo il concetto di tolleranza esprima una democrazia moderna e flessibile che non rischi di diventare quella "dittatura della maggioranza" che Alexis de Tocqueville aveva visto con inquietudine affermarsi nell' America dell'800. Tolleranza vuol dire che le minoranze devono essere coscienti di essere tali e devono adeguarsi allo spirito e alla cultura prevalente nel paese che le accoglie, senza pensare di poter prevaricare accampando pretese che solo una maggioranza potrebbe caso mai accampare.
Questo vale per le minoranze religiose, nazionali, etniche, culturali e sessuali. Solo accettando in pieno questo principio una minoranza può convivere con la maggioranza e con le altre minoranze. Far finta che tutti i gruppi siano uguali e abbiano i diritti che ciascuno pretende di avere porterà a inevitabili reazioni violente, come è successo in Olanda, come sta succedendo in Danimarca.
Ognuno di noi è maggioranza in certi casi e minoranza in altri. Tutti dobbiamo adattarci ad essere minoranza, e a tollerare le altre minoranze quando siamo maggioranza. Semplice, no?